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EDITORIALE DEL DIRIGENTE
SCOLASTICO


Il titolo sintetizza una funzione educativa cui è deputata
la scuola attiva, che guida e sostiene i processi di
apprendimento messi in atto dagli alunni attraverso attività
di tipo laboratoriale.
Il laboratorio giornalistico, attivato nel corrente anno, è
l’ambiente di apprendimento in cui i discenti, con la
creazione di micro-redazioni, sono protagonisti nella
elaborazione e “narrazione” di vissuti, esperienze,
emozioni, correlati alla ricerca guidata dai docenti nelle
diverse aree di apprendimento: linguistica,
matematico-scientifica, storico-geografica.
Il giornale d’istituto “La Defizia” è lo
strumento rappresentativo dei lavori prodotti dai bambini
della scuola dell’infanzia e primaria in vari linguaggi:
scritto, grafico, fotografico. I contenuti spaziano a
seconda le motivazioni degli alunni-giornalisti in “erba”,
seguiti da esperti della testata Cerignola “Città” nel
lavoro di gruppo interattivo, con assegnazione di ruoli e
compiti in base a conoscenze, abilità e competenze di
ciascun discente.
L’obiettivo è potenziare nei bambini l’educazione alla
lettura, considerate le ricadute sul piano relazionale,
cognitivo e meta-cognitivo, analisi, riflessione, critica.
Per questo, il laboratorio giornalistico sarà un’attività
fondamentale nel Piano dell’offerta formativa, finalizzata a
formare alunni protagonisti nella crescita personale,
culturale e sociale.
Per tale obiettivo continueranno ad essere soggetti
attivi non solo tutte le componenti la Comunità scolastica -
personale docente, ata, genitori - ma le agenzie culturali
del territorio, Istituzioni, sostenitori finanziari -
sponsor: a tutti un sentito ringraziamento per l’attenzione,
disponibilità e sensibilità.
Il Dirigente scolastico
Salvatore Mininno |
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Commissario Prefettizio
dr. Michele di Bari |
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Città di Cerignola (FG)
_________
Il Commissario Straordinario
Prot. N°_______/RIS. PERS
MdB/ic Cerignola, 08 GIU. 2009
Gentilissimo Professor Mininno,
desidero esprimerLe le mie più fervide
congratulazioni per la laboriosa attività educativa e
formativa, tangibile nella qualità e nello spessore
delle argomentazioni, che i piccoli alunni hanno
sapientemente trasferito negli articoli pubblicati sul
giornalino d'Istituto "La Defizia". Educare ed infondere i valori della vita ed il
rispetto delle regole per la civile convivenza non è un
compito semplice. Per tale ragione, l'impegno di rappresentanti delle
Istituzioni deve essere volto a perseverare il
raggiungimento di questi obiettivi affinchè i giovani ed
i bambini diventino rispettabili cittadini, desiderosi
di diventare protagonisti del futuro. Un cordiale saluto ed augurio di buon lavoro a Lei ed
a tutta la Comunità scolastica. A tutti gli alunni del Circolo Carducci, che
impegnano le loro quotidiane, frizzanti energie per
diventare bravi e rispettabili cittadini del mondo, il
mio più vivo compiacimento.
F.to
Michele di Bari
P.S. Le accludo copia del comunicato
stampa che ho inteso pubblicare sul sito web del Comune
di Cerignola e che potrà anche consultare all'indirizzo:
http://www.comune.cerignola.fg.it
Gent.mo prof. Salvatore Mininno Dirigente Scolastico 1° Circolo Didattico "G. Carducci"
71042
Cerignola (FG) |
Piazza della
Repubblica - 71042 Cerignola (FG) - tel. 0885/410263
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Si
riportano qui di seguito alcuni articoli che non sono stati inseriti nel
giornale "La Defizia" per disguidi tecnici. |
MERITATO
RIPOSO DOPO 36 ANNI DI SERVIZIO

Al termine dell’anno
scolastico la collaboratrice Grieco Grazia, da tutti chiamata
affettuosamente “Graziella“, andrà in pensione dopo trentasei
anni di servizio prestato nella scuola "Carducci". Le abbiamo
chiesto di rilasciarci un’intervista per conoscere la sua storia,
e lei, con la disponibilità che la caratterizza, ha accettato:
- Signora
Grazia ricorda il suo primo giorno di servizio nella scuola?
R. – Si, il primo
giorno di lavoro è stato il 7 novembre del 1973, proprio qui,
nella scuola Carducci, sono ormai trentasei anni e quattro mesi.
- Com’erano gli alunni di una volta: più educati
o più vivaci?
R. – Gli alunni di una
volta erano più educati, oggi siete più irrequieti e, a volte,
maleducati.
- Ricorda quando c’era un solo insegnante?
R. – Certo, quest’
insegnante doveva fare tutte le materie, non c’erano inglese,
sport e informatica.
- E quando partì il modulo con tre insegnanti?
R. – Si, ma ricordo,
soprattutto, il tempo prolungato, quando ai maschietti facevano
fare lavori di falegnameria, mentre alle femminucce i lavori a
maglia.
- Di tanti insegnanti e Dirigenti scolastici,
quali ricorda in particolare? Perché?
R. – Ricordo, in
particolare, il direttore De Marinis, che veniva dal
Nord-Italia, ci trattava alla pari, con tutti stabilì un
rapporto amichevole.
- Ora che deve andare via, cosa le mancherà di
più?
R. – Senz’altro stare
con i bambini, lo stare con le altre persone: insegnanti e
collaboratori; essere sempre attiva: portare le circolari e
controllare gli alunni.
Cara “Graziella“ ci mancherai, ci mancheranno i
tuoi rimproveri “Ehi, citt citt, Muvtv!”, i tuoi improvvisi
ingressi in classe con l’ultima circolare da firmare o il foglio
di uscita per qualcuno di noi. Goditi il meritato riposo e se,
qualche volta, sei giù di tono, vieni qui nella tua amata
“DEFIZIA“, troverai tutti noi sempre pronti a darti la carica
giusta d’affetto per tirarti su!!!
Gli alunni della 5°E: Stefano C., Rosy D.,
Gianni D., Martina F., Mariangela G., Raffaele L., Salvatore M.,
Giuseppe P.

Poesia
AMATA
"DEFIZIA”
Cara
Defizia,
hai più di cent’anni
e vissuto tanti affanni,
dentro di te conservi un museo
che ci ricorda quanto grande sei.
Al suono della campanella schiere di alunni
entrano sotto gli occhi vigili dei bidelli,
come una mamma amorevole
ci accogli nel tuo
grembo materno.
Cultura, rispetto,
affetto
questi i valori che
da anni trasmetti.
Ora è giunto,
purtroppo, il momento di lasciarti,
ma sta’ sicura non
riusciremo mai a dimenticarti,
dentro di noi hai
lasciato il segno:
una vita da vivere
nell’amore e nel rispetto.
GLI ALUNNI della 5°E: Mauro B., Simona B.,
Santa D., Valentina D., Pasquale D., Francesco L., Nino M.,
Arianna M., Emanuele R., Michele T., Stefano K.
LE INSEGNANTI: Zolla Gerarda, Tucci
Anna, Spicciariello Luisa, Santangelo Chiara.
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Attualità e memoria del grande Peppino
GIUSEPPE DI VITTORIO:
IERI E
OGGI
Intervista al nostro Dirigente per
riflettere sull’attualità dell' illustre concittadino
e… i ricordi inediti dei nostri
collaboratori Grazia e Matteo.
Mercoledì 11 marzo al
Teatro
Mercadante c’è stata l’anteprima della fiction
“Pane e
libertà” sulla vita di Giuseppe Di Vittorio. Noi alunni della IV C
della scuola primaria “Giosuè Carduccci” abbiamo seguito la
fiction in TV, come ci aveva suggerito la nostra insegnante, e ci
siamo sentiti orgogliosi di essere concittadini del grande
“Peppino”, che tanto ha fatto per i lavoratori italiani. Abbiamo
quindi deciso di approfondire la conoscenza della sua vita e dei
suoi insegnamenti preparando un’intervista al nostro dirigente
sull’attualità degli ideali di Di Vittorio, mentre ai nostri
collaboratori scolastici, Grazia e Matteo, abbiamo chiesto di
raccontarci qualche aneddoto.

Il nostro direttore prof.
Salvatore Mininno ha raccolto con molta
disponibilità il nostro invito ed è venuto in classe per parlarci di Di Vittorio e rispondere
alle domande che noi avevamo preparato...
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...ed
ecco l'intervista
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C’è una
fondazione a Cerignola dedicata a Giuseppe Di Vittorio?
A Cerignola è
attivo il progetto “Casa Di Vittorio” il cui referente l’anno
scorso è venuto nella nostra scuola per approfondire il
personaggio di Di Vittorio con alunni e insegnanti. Nell’ambito
del progetto “Casa Di Vittorio” si farà una fondazione e ciò
significherà più impegno da parte dei promotori nel conseguire
l’obiettivo di far conoscere e ricordare il nostro concittadino.
Qual è il
motivo per cui è importante ricordare Giuseppe Di Vittorio?
E’ importante
ricordarlo per il patrimonio di valori che ci ha lasciato:
l’importanza della cultura, l’amicizia, l’altruismo, il senso di
giustizia. Quando ero piccolo avevo “fame” di leggere e quando
venivo invitato da un mio compagno che aveva molti libri gliene
chiedevo in prestito qualcuno perché in questo modo mi
arricchivo non solo di conoscenze, ma arricchivo anche dentro e
mi rendevo più autonomo. Giuseppe Di Vittorio ha sottolineato
l’importanza della cultura partendo dalla conoscenza del
vocabolario che poteva arricchirlo culturalmente: aveva capito
che la cultura rende liberi perché chi è colto può prendere
decisioni autonome assumendosene la responsabilità.
Il suo
impegno morale si evince anche dal non aver mai dimenticato il
suo amico Ambrogio che, come avete visto in TV, è morto per
essersi ribellato alle ingiustizie. Di Vittorio parlò di
Ambrogio anche in parlamento e non trascurò mai il significato
simbolico del pezzo di pane che l’amico gli consegnò prima di
morire: doveva battersi per la giustizia e per il rispetto delle
regole, cosa che fece fino alla sua morte.
Mi piace
sottolineare anche la figura del maestro Perreca che ebbe molto
peso nella formazione culturale di Di Vittorio: da una ricerca
avviata con il dottor Rinaldi abbiamo scoperto che al momento
della fondazione della nostra scuola il maestro Perreca entrò a
far parte del suo organico, quindi metteremo a disposizione il
nostro archivio per gli approfondimenti che la costituenda
fondazione “Giuseppe Di Vittorio” potrà effettuare.
C’è qualche
personaggio storico che ha seguito le orme di Giuseppe Di
Vittorio?
Esiste un
personaggio che, più che seguirne le orme, ha fatto un percorso
parallelo: non era un laico, era un prete, Monsignor Antonio
Palladino. Questi nostri concittadini condividevano gli stessi
valori: il rispetto della persona e della sua dignità e la pari
opportunità fra uomo e donna, sancita il 2 giugno 1945 quando a
votare per la prima volta furono anche le donne, conquista
quest’ultima attribuita proprio a Giuseppe Di Vittorio.
Ancora oggi
si seguono gli ideali di libertà e dignità di Giuseppe Di
Vittorio?
Ho fatto
esperienza come dirigente sindacale e non sempre ritrovo la
stessa coerenza con i propri principi che caratterizzava la
figura di Giuseppe Di Vittorio. E’ importante che la scuola vi
educhi anche alla coerenza così difficile da mantenere nella
nostra società che spesso ci chiede la mediazione. Ritengo arduo
seguire gli ideali di Di Vittorio soprattutto perché poche lo
conoscono: sul Corriere della Sera è stato pubblicato il dato
conoscitivo di un’indagine secondo cui solo 11 studenti su 100
conoscono Di Vittorio, ecco perché tanti problemi sono ancora
aperti. L’unica consolazione - conclude l’articolo - è che anche Di
Vittorio cominciò la sua carriera da analfabeta, ma con la forza
di volontà riuscì a raggiungere i suoi obiettivi e anche con il
suo amore per l’apprendimento, lo stesso amore che da ragazzo mi
portò a scegliere di continuare gli studi e a farlo con
determinazione, lo stesso amore che può condurre voi a diventare
"i professionisti del domani". Vorrei anche sottolineare il
valore dato da Di Vittorio al termine "cafoni": era un termine
non dispregiativo ma dal significato nobile, cafoni erano i
lavoratori, quelli stessi che spesso citò in Parlamento e a cui
dedicò le sue ultime parole prima di morire "affido a voi i miei
cafoni".
Per concludere cari ragazzi voglio ricordarvi che Giuseppe Di
Vittorio è stato uno dei padri
costituenti, cioè uno dei parlamentari che hanno scritto la
Costituzione, anzi il primo e il quarto articolo della nostra
carta costituzionale, quelli che adesso vi invito a leggere
insieme, furono fortemente voluti da Di Vittorio.
La nostra
amica Emanuela legge i due articoli che parlano del diritto
al lavoro di ogni italiano e del suo dovere a svolgerlo
secondo coscienza e il nostro Direttore ci invita a
riflettere sul fatto che Di Vittorio testimoniò questi
diritti e questi doveri dando sempre il meglio di
sé, collaborando e non venendo mai meno ai suoi principi.
A questo
punto il nostro Dirigente ci saluta e noi lo ringraziamo per
questo momento di crescita e di conoscenza in cui ci siamo
sentiti protagonisti e non solo spettatori.
Continuiamo
quindi il nostro approfondimento chiedendo a due nostri
storici collaboratori scolastici, Matteo e Grazia, di
raccontarci qualche episodio inedito della vita di Giuseppe
Di Vittorio.
Matteo, che
è davvero un grande fan del sindacalista, ricorda che anche
suo padre era bracciante come il padre di Di Vittorio. A
quei tempi si lavorava per poche lire dall’alba al
tramonto, si viveva nelle masserie e si mangiava solo pane e
acqua.
"Giuseppe Di Vittorio si ribellò alle ingiustizie dei
padroni, lui non si faceva calpestare da nessuno, era la sua
indole, infatti già a dieci anni fece lo sciopero. Diventato
adulto fondò la Camera del Lavoro a Cerignola e quando morì,
da Cerignola partirono tanti pullman per andare al suo
funerale a Roma e per la strada la gente andava piangendo".
Grazia
ricorda invece che Giuseppe Di Vittorio era stato con suo
padre in galera a Ventotene.
“Mio
padre era contro il fascismo ed è stato in carcere per 14
anni. Lì ha conosciuto Di Vittorio, Pertini, Amendola e quando
tornò a Cerignola era tanto malato che anche se Peppino lo
voleva con lui a lavorare a Roma non potè andarci e svolse
la sua attività a Foggia.
Ricordo che quando Peppino veniva
a Cerignola era ospitato da una famiglia di amici.
Ancora adesso quando la figlia Baldina viene qui è ospite di
quella stessa famiglia. Io abitavo lì vicino, al largone…………., e mia madre in occasione dell’arrivo di Peppino gli preparò
dei dolci che gli piacevano e mi disse di portarglieli.
Avevo solo 5 anni ma a quei tempi si poteva camminare
tranquillamente per strada e quindi mi avviai con il vassoio
pieno di dolci. Indossavo un vestito rosso e degli zoccoli
olandesi. Quando arrivai a casa dei miei vicini vidi che
fuori c’era la guardia che piantonava l’ingresso e verso di
me venne il figlio del padrone di casa, mio coetaneo. Lui non
voleva che entrassi perché si sentiva importante e mi
spinse….io non ci pensai due volte, buttai a terra i dolci, mi
tolsi lo zoccolo e glielo diedi in testa. In quel momento
uscì Peppino e ricordo benissimo la sua espressione mentre
diceva: "Ma veit a ‘sti mizz quint' che stann cumbnann!",
e comunque i dolci non se li potette mangiare… peccato!
Un altro
ricordo molto chiaro è quello del giorno della sua morte:
eravamo nella sede del partito e quando arrivò la notizia,
chi piangeva a destra e chi piangeva a sinistra. Per il suo
funerale si riempì Roma, e quando nel ’58 scoprirono la
lapide sul vecchio comune di Cerignola il corso era zeppo di
persone come non l’ho mai visto in vita mia.

Ringraziamo
Grazia e Matteo, anche loro hanno contribuito ad
avvicinarci a questo grande personaggio storico che è
Giuseppe Di Vittorio, nostro concittadino e nostro maestro di vita.
GLI ALUNNI DELLA IV C
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DIREZIONE DIDATTICA STATALE 1° CIRCOLO
"G. CARDUCCI"
VIA EGMONT, 1
-
71042 - CERIGNOLA - FOGGIA
TEL. & FAX: 0885.421513
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