La parabola biografica...

di Giuseppe Di Vittorio ben si coniuga con i grandi processi di trasformazione economica e politica che hanno attraversato l’Italia tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento e con il lungo percorso di riscatto sociale del mondo del lavoro.


Giuseppe Di Vittorio nacque a Cerignola,

in provincia di Foggia, il 12 agosto 1892.

 

     Il padre Michele era un lavoratore dei campi e tutta la famiglia era costituita da braccianti agricoli.
    Già negli anni dell’adolescenza iniziò una intensa attività politica e sindacale; a 15 anni fu tra i promotori del Circolo giovanile socialista di Cerignola, mentre a 19 anni, nel 1911, passò a dirigere la Camera del Lavoro di Minervino Murge; in seguito avrebbe diretto anche la Camera del Lavoro di Bari.
    Bracciante poverissimo e autodidatta, partecipò all’esperienza del sindacalismo rivoluzionario e aderì all’USI (l’Unione Sindacale Italiana, nata nel 1912 dalla scissione con la CGdL riformista), ricoprendone dal 1913 la carica di membro del Comitato Centrale. Scoppiata la Grande Guerra, condivise le motivazioni degli interventisti e partì come volontario per il fronte, da dove sarebbe tornato gravemente ferito.
   Influenzato dall’esperienza della rivoluzione bolscevica in Russia, Di Vittorio guardò con attenzione alla nascita del Partito Comunista d’Italia nel 1921, al quale aderì qualche anno più tardi. Dopo la stretta totalitaria del fascismo, che produsse la cancellazione delle libertà sindacali in Italia e che costò a Di Vittorio alcuni mesi di prigionia (dal settembre 1925 al maggio 1926), nel novembre dello stesso anno venne condannato a dodici anni di carcere dal Tribunale Speciale; costretto a riparare in Francia, diventò uno dei principali organizzatori della lotta di resistenza antifascista, dapprima come membro del Comitato Centrale del Partito (dal 1928) e quindi come responsabile della CGdL clandestina, di orientamento comunista (dal 1930).

   Chiusa l’esperienza negativa segnata dalla teoria del “socialfascismo”, comunisti e socialisti si riavvicinarono organizzando i “fronti popolari” contro la grave minaccia del nazifascismo. Sul fronte sindacale italiano, Di Vittorio e Buozzi avviarono a Parigi una serie di incontri, dai quali sarebbe scaturito un programma di azione unitaria per il futuro. Nella seconda metà degli anni Trenta, Di Vittorio proseguì la lotta antifascista, combattendo nelle file delle Brigate Internazionali durante la guerra civile spagnola; dal 1937 diresse a Parigi il giornale “La Voce degli Italiani”. Arrestato dalla Gestapo il 10 febbraio 1941, dopo circa nove mesi di carcere fu affidato alle autorità italiane di polizia che lo mandarono al confino a Ventotene, dove sarebbe rimasto fino alla caduta di Mussolini nel luglio 1943.

    Tra il 1943 e il 1944, Di Vittorio fu tra i protagonisti della rinascita del sindacato libero e democratico in Italia; insieme a Grandi e Canevari fu uno dei firmatari del Patto di Roma (9 giugno 1944), l’atto ricostituivo della CGIL. Tra il 1944 e il 1948 ricoprì la carica di Segretario Generale della CGIL unitaria fornendo un contributo decisivo alla ricostruzione economica nazionale, alla rilegittimazione internazionale del Paese e alla elaborazione della Costituzione repubblicana in qualità di Deputato dell’Assemblea Costituente. Mantenne la guida della nuova CGIL anche dopo le scissioni del 1948-1950. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta, Di Vittorio fu Presidente della FSM, la Federazione Sindacale Mondiale, nonché Senatore di diritto nella prima legislatura (1948-53) e Deputato nella seconda (1953-1957).
   Tra i suoi atti principali alla guida della CGIL, occorre ricordare l’elaborazione del Piano del Lavoro, presentata al Congresso di Genova del 1949, e la proposta di uno Statuto dei diritti dei lavoratori, lanciata al Congresso di Napoli del 1952. Non ebbe esitazioni ad ammettere pubblicamente gli errori dell’organizzazione che dirigeva; memorabili rimangono l’autocritica al Comitato Direttivo della CGIL dell’aprile 1955 e la condanna dell’invasione dell’Ungheria nel 1956.

Morì a Lecco il 3 novembre 1957, indimenticato protagonista della storia nazionale.Tra il
   L’affermazione del valore sociale e culturale del lavoro è stato il principio che ha sempre ispirato e accompagnato l’azione sindacale di Di Vittorio; l’autonomia, la democrazia e l’unità del sindacato sono stati i suoi principali obiettivi.

 

 

 

 

 

Incontro culturale

Il 10 aprile 2008, alle ore 10.30, nel nostro Circolo, si è tenuto l’incontro culturale su

Giuseppe Di Vittorio

 

   E' stato invitato il dott. Giovanni Rinaldi, che dal settembre 2005, per conto del Comune di Cerignola, ha la responsabilità del progetto “Casa Di Vittorio”. E’ anche autore di pubblicazioni “La memoria che resta”, Lecce – Edizioni Aramirè, mostre documentarie, audiovisivi sulla storia e la cultura del bracciantato pugliese.
   Hanno partecipato all’incontro quattro classi quinte ed una classe terza.
   Il dirigente prof. Salvatore Mininno ha fatto una breve presentazione, ricordando che l’incontro odierno si inserisce in un lavoro di ricerca che queste classi hanno fatto e che continuerà con interviste ai nonni e drammatizzazioni. Ha ricordato, poi, agli alunni la frase di Di Vittorio “La cultura rende l’uomo libero”.
   Rinaldi ha narrato la storia di Di Vittorio, nato a Cerignola nel 1892, sottolineando che era un bambino, figlio di contadini, che aveva frequentato solo la I e la II elementare.
   La morte del padre, morto di polmonite per salvare le mucche del suo padrone, lo costrinse a lavorare per necessità, come spesso accadeva a quei tempi, ed anche oggi in alcune parti del mondo, quando aveva solo 8 anni. Quel bambino è riuscito a diventare il presidente del sindacato mondiale dei lavoratori e non c’è paese che non abbia una strada a lui intitolata. E’ arrivato a scrivere, con altri, la Costituzione Italiana.
   Gli alunni hanno, poi, assistito ad una proiezione, nella quale si vedevano le condizioni di vita dei braccianti, che partivano all’una di notte per arrivare in campagna e lavoravano dall’alba al tramonto. C’erano anche delle donne e solo i più fortunati avevano un cavallo, gli altri percorrevano diversi chilometri a piedi e, quando tornavano, a volte, non trovavano niente da mangiare, nemmeno le fave. Il primo lavoro di Di Vittorio fu scacciare i corvi per cinque soldi al giorno.
   Nel filmato, lo si vedeva in piazza a Cerignola, e alla festa del I maggio.
   Nel 1910 organizzò la prima Lega fra i contadini.
   Di Vittorio ha lottato per la conquista dei diritti.
   Nel filmato erano registrate le testimonianze di tanti, che lo consideravano un mito, ed anche i canti dei braccianti in dialetto.
   Gli alunni si sono realmente interessati ed hanno ascoltato con grande concentrazione.  Alla fine ci sono state numerose domande da parte loro,  che hanno evidenziato la grande partecipazione.

 

 

 

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